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Una camminata di fine estate

30 Agosto 2015


Caro Viaggiatore,

Le previsioni meteo non ci lasciano scampo: questo è l'ultimo fine settimana di vera estate. Ecco perchè oggi ho deciso di partire di buon mattino e di fare una lunga camminata in montagna. Ho preso il treno a Kufstein, dove abito, fino a Jenbach. Dopodichè, sono salita sull'autobus fino a Maurach, e poi con un balzo su quello che mi ha portata fino a Pertisau, sulle rive del lago Achensee

Il lago Achensee
Con passo veloce, ho seguito la strada che si inoltra nel bosco, in una valle parallela. La mia prima destinazione era la malga Gramaialm (1263 m). Si trova nel cuore del parco naturale Karwendel, così chiamato per il nome del gruppo montuoso in esso compreso.


Circa 8 km (300 m di dislivello) separano Gramai e Pertisau e solo un piccolo gruppo di malghe si trova a metà via. Lì mi sono fermata per una colazione veloce con Linzertorte e caffè.

Colazione!
Sul greto di un torrente in secca
Un'ora dopo, è apparso Gramaialm, avvolto da un teatro di montagne. Il sole già scottava ma ho deciso di non fare nessuna pausa. Il mio vero obiettivo era il rifugio Lamsenjochhuette, 700 metri di dislivello più in su.


Gramaialm

Inizio della Adlerweg - via delle aquile
E così, nel calore di una giornata splendida, con quel cielo così terso che si può trovare solo in montagna, mi sono inerpicata sul sentiero tracciato nel corso degli anni da innumerevoli escursionisti.


Il sentiero
Lamsenjochhuette (1953 m) era là ad aspettarmi. Il tetto brillava sotto i raggi del sole e le montagne facevano uno sfondo da cartolina. Sopra tutte svettava la cima Lamsenspitze con i suoi 2508 m.

Lamsenjochhuette
La cima in fondo a destra è Lamsenspitze
Godere dell'ombra e di cibo con una tale vista, dopo aver fatto tutto quel cammino in salita, mi ha ripagata per la fatica e per la pazienza.

La via di ritorno, sull'altro versante in direzione Stans (563 m), è stata più noiosa. Il finale però si è fatto interessante: dalla chiesa di St. Georgenberg (898 m), arroccata su una roccia, ho imboccato il Wolfsklamm, la "gola del lupo". Gli scalini di legno mi hanno portata, attraverso la gola, attorno a cascate, fino alla stazione del treno.

St. Georgenberg
Un "esercito" di sassi in equilibrio




Il Wolfsklamm

Qualche informazione pratica


Il parco naturale Karwendel, al confine tra Austria e Germania:


Tenerife non è i Caraibi

C'era una volta una grande montagna circondata dal mare, che fu chiamata dagli abitanti del posto "El Cheide". La vita trascorreva serena in quell'isola, baciata dal Sole e accarezzata dai venti. Gli indigeni però non sapevano che negli antri oscuri e profondi del Cheide viveva Guyota, il diavolo. Un brutto giorno, Guyota decise di uscire dalla sua tana. Si arrampicò verso l'alto, sempre più su, finchè non emerse all'aperto. Quello che vide lo stupì: tutto attorno l'oceano blu luccicava come una pietra preziosa. Alzò lo sguardo per capire da dove provenisse la fonte di luce. Vide, fluttuante nel cielo azzurro, il Sole e, colmo di invidia, lo rubò. Lo portò con sè all'interno del Cheide e nessuno eccetto lui avrebbe più potuto godere della luce e del calore. Gli indigeni, disperati, andarono da Chaman, il dio del cielo e lo supplicarono di aiutarli. Chaman ascoltò le loro preghiere: si calò nelle profondità del Cheide e iniziò una lotta furibonda con Guyota. Per giorni e giorni si sentì la terra tremare e rocce infuocate schizzarono fuori dalla montagna, finchè un mattino gli abitanti seppero che Chaman aveva vinto la battaglia: il Sole splendeva di nuovo sopra l'isola. Per punire il comportamento malvagio del diavolo, Chaman tappò il Cheide con una roccia, condannando Guyota a rimanere rinchiuso per sempre.
Il Pico del Teide visto da Puerto de la Cruz
"Cheide" è il nome che i Guanche, i nativi delle isole Canarie sterminati dai conquistatori spagnoli, davano al vulcano di Tenerife, oggi chiamato Teide. La prima cosa che attira lo sguardo, quando l'aereo inizia ad atterrare sull'isola, non sono le coste frastagliate e il verde acqua dell'oceano ma proprio il poderoso vulcano.

Il Pico del Teide
Prima della partenza avevo fatto qualche ricerca sulle attrazioni del posto, concentrandomi sulle spiagge famose e sulle località balneari più ricercate. Tenerife però non è i Caraibi. Non è solo un posto per rilassarsi sotto il sole di giorno e per andare in discoteca di notte, nonostante sia pubblicizzata soprattutto per questo. Mentre sfogliavo guide e scorrevo pagine internet, mi sono resa conto che una gita sul Teide è da organizzare se si vuole cogliere lo spirito del posto, oltre ad essere un'esperienza unica (non è poi così facile trovare vulcani in giro).



...Era un mattino frizzantino a Puerto de la Cruz. Mi stavo abbuffando a colazione e ancora non sapevo quello che mi aspettava. Di lì a poco uno sgangherato Guagua (= autobus) mi avrebbe portata al parco del Teide. Da zero a 2500 metri di altitudine su per strade strette, ripide e piene di buche, schivando biciclette che arrancavano su per il pendio. Non ho mai temuto per la vita di così tanti ciclisti come durante quel tragitto.



Prima di raccontarvi i dettagli della gita al Pico del Teide, lasciate che vi presenti qualche fatto. Il parco del Teide è una delle riserve protette della Spagna. E' l'habitat di specie rarissime, che vivono unicamente a Tenerife: sono il risultato di una speciale selezione naturale che è avvenuta nel corso di millenni grazie all'isolamento di cui ha goduto l'isola. Il Teide è uno dei 2 vulcani spagnoli (il secondo si trova sempre alle Canarie) e anche, con la sua altezza massima di 3718 metri, la montagna più alta dello stato.

L'inizio del sentiero per arrivare in cima
Ed ora torniamo al Guagua. Passati paesetti e bananeti, il paesaggio ha iniziato a cambiare in boschi di pini autoctoni, speciali perchè resistenti al fuoco. Lungo la strada erano visibili strane formazioni di magma solidificato e spesso si scorgevano le indicazioni per l'inizio di un sentiero. Nel parco nazionale del Teide, infatti, ci sono moltissime possibilità per fare escursioni, vie ferrate e arrampicata sportiva.



Dopo aver corso e sobbalzato per circa due ore, il Guagua mi ha portata infine in un posto marziano. L'aspetto vulcanico vero e proprio si rivela solo passata quota 2000. La terra è rosso ferroso, verde magnesico e giallo zolfico. La distesa è brulla ma non priva di vegetazione. Ci sono cespugli di fiori profumati e gli scheletri secchi della viperina di Tenerife si stagliano qua e là.



Gli ultimi 1000 metri di percorso li ho fatti in 8 minuti con la funivia ("Teleferico del Teide") che avevo prenotato online qualche settimana prima. Già all'arrivo, a circa 3500 metri, sono rimasta colpita dalla vista sull'isola. C'era la possibilità di scegliere tra 2 brevi sentieri panoramici, ma io avevo il permesso speciale del parco nazionale per salire in cima al Pico del Teide. Un funzionario del parco, una volta controllata la mia identità, mi ha lasciata passare attraverso il cancello. Mi sono serviti 40 minuti per percorrere gli ultimi 200 metri di dislivello su un sentiero molto ripido ricavato da una vecchia colata di lava solidificata. La mia attenzione è stata attratta quasi subito da piccoli cumuli di neve ai lati, rimasti là come a ricordare ai turisti che, anche ai tropici, a quelle altitudini il tempo è mutevole.





Il punto più elevato si raggiungeva attraverso uno stretto passaggio sulle rocce. Mi sono affrettata su quel tratto, nonostante fossi in bilico sulle rocce, perchè il vento alzava una polvere che ti entrava nelle narici e puzzava di zolfo.



Il sentiero
Il panorama di cui si godeva dalla montagna più alta di Spagna ha ripagato la fatica fatta per salire in cima sotto il sole cocente. Il bel tempo (non sempre garantito, spesso il Pico del Teide è circondato dalle nuvole) mi ha permesso di scorgere a est l'isola di Gran Canaria e ad ovest El Hierro, La Palma e La Gomera. Lanzarote e Fuerteventura erano coperte da nuvole basse sull'orizzonte.




Tornata giù con la funivia, ho deciso di proseguire verso il centro visitatori El Portillo a piedi, per godere più a lungo del paesaggio alieno. Una viperina in fiore ha segnato il mio punto di partenza. Ogni 2-3 chilometri era possible trovare punti di interesse (ad esempio formazioni vulcaniche) ben segnalati e con cartelli ricchi di spiegazioni.

La viperina di Tenerife



Ed ero talmente assorta e interessata da ciò che mi circondava che ho quasi perso il Guagua di ritorno.. sarebbe stato un bel problema! Infatti, l'autobus viaggia nel parco del Teide solo 2 volte al giorno, una al mattino per l'andata e una alla sera per il ritorno. Un po' scomodo, ma fondamentale se si vogliono preservare ecosistemi delicati e unici al mondo come quello che si trova sul vulcano del Teide.



Qualche informazione pratica

Prima della partenza, conviene prenotare sia il biglietto per la funivia, sia il permesso (gratuito) per salire in cima al Pico del Teide:



In alternativa, a Tenerife diverse agenzie turistiche offrono tour in giornata che di solito comprendono perlomeno la salita in funivia.



White Peaks, Dark Peaks

Sono seduta al tavolino di un caffè nei Pavilion Gardens e mi sto riscaldando con una cioccolata bollente. Il tempo oggi è decisamente inclemente, vento freddo e pioggerellina insistente, ma non mi lascio scoraggiare: sarò a Buxton solo per qualche ora prima di proseguire verso Castleton. Mi hanno detto che, proprio vicino al centro, c'è un punto panoramico che vale la pena visitare. Il Solomon's Temple si trova in cima ad una collina e da lì si possono ammirare tutte le terre circostanti.

Solomon's Temple (in lontananza) - Buxton
Con lo zaino in spalla, inizio la salita su una strada sterrata che si snoda attraverso il bosco, verde brillante, e il rumore della pioggia che cade sulle foglie è forte sopra di me. Dopo circa mezz'ora, gli alberi si interrompono in un prato e in lontananza vedo una torretta panoramica di pietra con finestroni che si aprono tutto attorno. L' ultima parte del percorso è la più esposta alla pioggia, le folate di vento sono così forti da farmi barcollare. Arrivo fradicia al "Tempio di Salomone": purtroppo la vista è oscurata dalle nuvole e dalla foschia. Nel frattempo, incontro un allegro gruppo di anziane signore (a quanto pare immancabile da queste parti) che commentano divertite il fatto che, nonostante il tempo da lupi, mi ostini a fare foto. "D'altronde" dico tra me e me, per tirarmi su il morale "sono nell'Inghilterra del Nord e, da brava turista, è giusto testare anche le tipiche intemperie". 

La vista (offuscata) da Solomon's Temple - Buxton

Mi trovo a Peak District National Park da qualche giorno. Sto percorrendo, zaino in spalla, un itinerario da sud a nord che mi porta da Matlock a Edale in 5 giorni. Mi muovo un po' a piedi e un po' in autobus, in base alle condizioni atmosferiche, alle distanze e alla presenza o meno di sentieri interessanti. 
I pascoli nei dintorni di Castleton
Questo parco nazionale è uno dei più visitati d'Inghilterra e, in effetti, è gremito di turisti. E' una meta adatta a tutti: ci sono attrazioni "classiche", come graziosi paesetti o palazzi aperti al pubblico, oppure ci si può dedicare a numerosi sport outdoor (mountain bike, arrampicata, equitazione, caving).
E' un posto di collina, di pascoli e di boschi, di gente di campagna. Il cielo è spesso oscurato dalle nuvole, ma quando il sole riesce a farsi largo, i prati e i fiumi limpidi brillano di toni profondi e i contrasti ti abbagliano. I profumi allora diventano intensi quanto i colori. Più a nord si estende la brughiera, dove puoi udire solo il suono del vento e sei sopraffatto dal senso di pace e solitudine.

Bakewell
Il mio viaggio è iniziato una domenica mattina, quando ho preso il treno da Londra a Matlock. Assieme a me sono partite anche quattro anziane signore inglesi che si sono sedute nei posti di fronte. Dai loro discorsi (impossibile non ascoltare, vista la vicinanza!) mi è parso di capire che anche loro erano dirette a Peak District. Tutto quello che mi aspettavo, nei modi e nell'atteggiamento, da tipico inglese, l'ho trovato in questo simpatico gruppetto (compreso il thermos di tè).
"Vi ho mai raccontato di quella volta in cui mi trovavo in un treno per Parigi e incontrai una squadra di rugbisti?"
"No, mi pare di no. Oppure se me l'hai raccontato, mi sono dimenticata."
"Beh, ero seduta nella prima carrozza perchè, una volta a Parigi, volevo lasciare il treno il prima possibile. Arrivò un controllore che chiese a tutti i passeggeri se volevano cambiare carrozza perchè i giocatori di rugby non avevano abbastanza spazio nella loro. Io dissi di no perchè avevo bisogno di essere seduta nel primo vagone. Dopo che la maggior parte della gente aveva cambiato carrozza, entrarono tutti questi uomini, vestiti uguali con una divisa e lo stesso cappello. Si misero a cantare canzoni in coro."
E a questo punto la signora si è lanciata in spassose imitazioni di voci maschili intente in canti goliardici.
"Poi iniziarono a spogliarsi. Si tolsero tutto, tranne il cappello."
Mentre cercavo di trattenere le risate (lo ammetto, non ci sono riuscita), una delle amiche chiede con nonchalance:
"Gli hai fatto una foto??"

La stazione del treno a Matlock
Matlock è stato il punto di partenza, poi è seguito Rowsley, un paese molto piccolo che, a parte il paesaggio bucolico, non presenta particolari attrazioni di per sè. Tuttavia è collocato molto vicino a Haddon Hall.

Matlock
Chiudete gli occhi, girate in tondo e immaginate di essere tornati indietro di mezzo secolo. Ecco, siete ad Haddon Hall. Questo palazzo è rimasto chiuso e inutilizzato per circa 200 anni, così non è stata apportata nessuna modifica in epoche più recenti (molte residenze nobiliari inglesi sono state ristrutturate, specialmente nel '700).

Haddon Hall
Il giardino di Haddon Hall
Il cortile interno sembra uscito da una favola per bambini. Nelle torrette si aprono antiche vetrate che alleggeriscono le grosse mura, a loro volta decorate da rose rampicanti. Sono arrivata lì in un giorno di pioggia: l'acqua scendeva abbondante dai doccioni intagliati in forme bestiali. Gli interni sono ben conservati. Arazzi e massicci mobili di legno costituiscono gli elementi principali di arredamento di una ventina di stanze. Alle pareti sono appesi vecchi trofei di caccia, spade e dipinti. Il giardino "segreto" sul retro è un tripudio di fiori e la vista spazia sui prati fino ad un piccolo fiume, che scivola lento sotto ad un vecchio ponte di pietra.

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