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Cuba: il mojito di Hemingway e riflessioni

"Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo." Disse Hemingway. Ma anche col mojito non si scherza. L'Avana pullula di bar che furono frequentati dal premio Nobel. Ci vanno solo i turisti, però, e rappresentano una delle 2 facce di Cuba, quella patinata che viene usata nei cataloghi delle agenzie di viaggio. 

Uno dei bar frequentati da Hemingway a L'Avana.


C'è anche un altro aspetto di Cuba, costituito da decadenza, miseria e povertà. Le foto scattate durante il mio viaggio non lo mostrano per una questione di sensibilità nei confronti dei cubani che sono costretti ad affrontare queste condizioni. Ho notato che molti turisti invece fotografano tutto come se fosse una curiosità come un'altra.

La verità è che Cuba è ridotta ad una povertà stupefacente vista la quantità di turisti da cui è frequentata. La maggior parte delle case cade a pezzi (specialmente al di fuori dei luoghi turistici), i negozi sono pochissimi, sporcizia ed inquinamento rovinano spesso il paesaggio e i mezzi di trasporto scarseggiano. Ogni mattina si possono vedere lungo le strade decine e decine di persone che fanno l'autostop per andare a lavoro, sperando che uno dei pochi fortunati che possiede una macchina gli dia un passaggio (spesso pagato comunque).

Ho toccato con mano la vera povertà a Viñales. Sono stata colta, assieme al gruppo di persone con cui stavo partendo per un'escursione, da un temporale tropicale: ci siamo riparati in una baracca lungo la strada. Una baracca vera e propria, di legno e lamiera, con pochi mobili vecchi e con la pioggia che gocciolava dentro.

Con questo non voglio suggerire di non andare a Cuba, anzi: i turisti sono una risorsa importante per la gente cubana, ma non avrei potuto descrivere il mio viaggio propriamente senza menzionare questo lato di Cuba.

Cuba: Viñales terra rossa e profumo di cocco

I siti patrimonio dell'Unesco spuntano come funghi, a Cuba. Lo è anche la valle di Viñales, nel cui centro si trova l'omonimo villaggetto, il cuore di questa Arcadia cubana. L'elemento che rende questa parte di Cuba unica al mondo sono le particolari montagne dalla forma arrotondata, dette Mogote, che si sono formate in tempi preistorici grazie alla conformazione carsica del terreno.





"Decidemmo di andare a Bariloche prendendo la via chiamata dei sette laghi,

perchè tanti se ne costeggiano prima di arrivare alla città. E sempre con l'andatura tranquilla della Poderosa abbiamo percorso i primi chilometri senza particolari noie a parte qualche problema meccanico di poco conto finchè, incalzati dalla notte, siamo stati costretti a recitare la solita storiella del fanale rotto in una caduta per dormire in una casa cantoniera, "scusa" alquanto utile perchè il freddo quella notte si fece sentire con insolita asprezza. Era così forte la "morsa" che subito dopo un tipo venne a chiedere delle coperte in prestito, dato che lui e sua moglie erano accampati in riva al lago e si stavano congelando. Siamo andati a bere del mate in compagnia della stoica coppia che, in una tenda da montagna e con il ridotto bagaglio che poteva stare nei loro zaini, viveva da tempo sui laghi. Ci fecero venire dei complessi.
Riprendemmo il viaggio costeggiando laghi di grandezze diverse, circondati da boschi millenari; il profumo della natura ci accarezzava le narici; ma succede un fatto curioso: arriviamo a stomacarci di lago, bosco e casetta solitaria con giardino curato. Lo sguardo superficiale rivolto al paesaggio capta soltanto la sua noiosa piattezza senza riuscire a penetrare lo spirito stesso della montagna, per cui occorrerebbe rimanere sul posto vari giorni. Alla fine, siamo arrivati alla punta nord del lago Nahuel Huapi e abbiamo dormito sulla riva, contenti e sazi dopo l'abbondante carne arrosto che avevamo consumato. Ma nel riprendere la marcia, abbiamo notato una foratura nella ruota posteriore e lì è cominciata una tediosa lotta con la camera d'aria: ogni volta che la rattoppavamo finivamo per pizzicarla dalla parte opposta, col risultato di esaurire le toppe ed essere costretti ad aspettare la notte nello stesso posto in cui avevamo dormito. Un colono austriaco che in gioventù era stato corridore di moto, lottando tra il desiderio di aiutare dei colleghi in disgrazia e il timore di come avrebbe reagito la sua signora, ci diede ospitalità in un magazzino abbandonato. Nel suo stentato spagnolo ci raccontò che in quella zona c'era una tigre cilena."

Tratto da "Latinoamericana" di Ernesto Che Guevara, che ha ispirato il film "I diari della motocicletta":

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